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Come sono riuscita ad insegnare l’inglese a mio figlio

Come sono riuscita ad insegnare l’inglese a mio figlio

on Dic 6, 2016 in Rubriche | 1 comment

Lucrezina

Nel mio blog parlo di viaggi con bambini, racconto delle trasferte anche fuori confine, parlo di culture e paesi nuovi con cui relazionarsi e delle innumerevoli occasioni che hanno i miei figli di parlare in altre lingue o quantomeno di entrarci in contato tuttavia…mio figlio (attualmente) rifiuta l’inglese! Sembra un paradosso per una mamma travel blogger come me, non trovate? Eppure è così, ma andiamo con calma!

insegnare l'inglese a mio figlio

Le difficoltà di mio figlio a contatto con una nuova lingua

Come spesso accade con i maschietti, Baby P. non ha parlato da subito: nel suo primo anno di vita non proferiva alcuna parola e, a 18 mesi, il modo migliore che conosceva per comunicare era fare delle pernacchie: non sto scherzando, davvero, spernacchiava per dire che aveva fame, spernacchiava se aveva sete e spernacchiava anche per esprimere pareri per noi confusi. Sir G. aveva affrontato il punto anche con le maestre del nido per capire se si trattava di “prassi comune” anche tra altri bambini… ma al raggiungimento del secondo anno c’è stato l’exploit! Un fiorire di parole inarrestabile e incontenibile, ogni giorno imparava (e continua a imparare) un nuovo termine, ogni giorno un’espressione…pensate che adesso potrei quasi definirlo “petulante”!

itinerario alsazia con bambini - museo giocattoli 2

Ecco, questo suo nuovo stato di grazia lo ha reso particolarmente sicuro di sé (oltre chiaramente tranquillizzare il papà!) e sentirlo chiacchierare ininterrottamente è un piacere unico.

Questa piccola premessa mi è servita per spiegarvi come Baby P., forse anche più di altri bambini suoi coetanei, parli in maniera forbita, ne sia cosciente e soprattutto ne sia fiero. Nel momento in cui ho iniziato ad avvicinarlo a una nuova lingua, ho visto da parte sua un rifiuto: non accettava il fatto di non capire e di non potersi esprimere bene nel nuovo lemma.

In quanto amante dei viaggi, so bene l’importanza di imparare una nuova lingua sin da piccoli e, anche alla luce della fatica che ho fatto io per imparare l’inglese e il francese, ho sempre pensato che avrei voluto facilitare i miei figli in questo compito: in particolare per Baby P. sin dai primi mesi mi sono rivolta subito a una babysitter francese in modo da avvicinarlo il più possibile ai nuovi suoni.

insegnare l'inglese a mio figlio

Fin quando non parlava e non si esprimeva, tutto era più facile, ascoltava impassibile e, come vi dicevo, ribatteva spernacchiando ma dopo la fase “exploit” tutto è cambiato: Baby P. ha iniziato da subito a controbattere “no, io parlo solo in italiano” e a continuare imperterrito a parlare esclusivamente in italiano. So che è naturale ma ho visto in lui una risolutezza particolarmente sostenuta e nonostante con la babysitter giocasse molto bene non ha mai ripetuto o accennato alcuna parola in francese. Un po’ esasperata ho pensato che forse bisognava cercare un nuovo approccio, che la chiave per avvicinarsi a una nuova lingua non fosse quella ed è proprio in quel momento che ho scoperto la scuola Kids&Us.

Come sono riuscita ad insegnare l’inglese a mio figlio

insegnare l'inglese a mio figlioCi tengo a precisare che non si tratta assolutamente di un post sponsorizzato e che vi sto solo raccontando la mia esperienza: sicuramente ci sono tante scuole valide ed efficaci ma, nel caso di Baby P., ho capito che giocare con una babysitter madrelingua non era il metodo ideale per far appassionare il piccolo a nuove lingue (o probabilmente non era sufficiente!) mentre serviva una scuola che avesse innanzitutto un metodo e con Kids&Us abbiamo trovato un ottimo compromesso gioco-apprendimento.

Ho contattato diversi istituti d’insegnamento lingue e mi sono informata valutando i loro approcci, i metodi e i programmi (se così vogliamo chiamarli): ho escluso scuole dove io dovessi essere presente insieme a lui perché so che sarei stata un elemento di distrazione (e mio figlio, da bravo maschietto arzillo non aspetta altro!), scuole che non avessero metodi che si sviluppano intorno ai bambini (nel senso che si limitano solo ad adattare i programmi degli adulti) e le scuole troppo impostate: ho scoperto per caso Kids&Us su facebook perché un gruppo di mamme ne parlava molto bene e ho quindi deciso di visitarne una sede (ce ne sono diverse) ed andare a scoprire di cosa si trattava.

Scuola Kids&Us

La matrice della scuola è spagnola: la fondatrice ha testato il metodo su sua figlia (e già questo dettaglio mi ha conquistato!); in parole molto povere si è resa conto che mettendo la figlia a contatto con una lingua diversa tutti i giorni anche in maniera passiva la stessa recepiva e assorbiva i nuovi i termini per lo stesso principio per cui quando i nostri figli sono neonati noi gli parliamo continuamente, anche in maniera abbastanza complessa, gli rivolgiamo continuamente frasi e loro a un certo punto iniziano a capire e dopo un po’ di tempo a esprimersi.

insegnare l'inglese a mio figlio - scuola Kds&Us

Ecco seguendo questo ragionamento, mettendo appunto a contatto un bimbo (anche piccolo) con la nuova lingua ogni giorno, accompagnando poi il tutto con giochi, canzoncine, disegni e tanto divertimento l’apprendimento diventa (quasi) facile. L’insegnamento in pratica si basa sul processo naturale di acquisizione di una lingua che parte dall’ascolto, passa dalla comprensione, arriva alla comunicazione, poi giunge alla lettura fino, in ultima istanza, alla scrittura.

insegnare l'inglese a mio figlio

Questo presupposto, seppur banale, l’ho trovato illuminante: è vero che i bimbi imparano in fretta ma dimenticano altrettanto in fretta e dunque è fondamentale essere ogni giorno a contatto con l’inglese (o comunque con la nuova lingua). Ecco in men che non si dica ho iscritto mio figlio in questa nuova scuola. Ho amato anche il fatto che tutte le sedi di questa scuola sono coloratissime e arredate in maniera da rendere l’ambiente congeniale e adatto ai nanetti.

Baby P. esce entusiasta dalla lezione: nel corso della lezione lui gioca, salta, corre, disegna e parla, non credo sia il migliore studente ma sicuramente ha cambiato atteggiamento verso l’inglese. Ora ogni tanto conta o accenna qualche termine in inglese “maccheronico”.

Non nego che ascoltare tutti i giorni la traccia audio a volte sia arduo: si tratta di registrazioni senza video e quindi non è sempre facile convincerlo che ascoltare la storia di Sam (il personaggio chiave per il corso della sua fascia di età) sia bello e divertente ma in qualche modo riesco sempre nell’impresa. Quando vedo che è stanco mi limito a farglielo ascoltare passivamente in modo che qualcosa passi comunque (o almeno così mi dico io!).

In conclusione sono davvero soddisfatta di questa scelta e spero che nei prossimi viaggi Baby P. inizierà a lanciarsi un po’ di più o comunque che possa iniziare a cogliere l’importanza di comunicare in un’altra lingua per poter viaggiare tanto ma soprattutto per aprire la mente. Ora non mi resta che augurarmi che per Natale venga a dirmi “I love you Mom” 😉

insegnare l'inglese a mio figlio

Voi che tecniche usate per far imparare le nuove lingue ai vostri figli? Conoscevate questa scuola?

Info Utili

Sito ufficiale della scuola Kids&Us in italiano: http://www.kidsandus.it/

    1 Comment

  1. Molto meglio cosí che la mia tecnica di trapiantarli a Dublino per un anno! 😂
    È vero che dimenticano in fretta…i miei fino a quest’estate giocavano tra di loro in inglese, ora invece il piccolo si rifuta di parlarlo. Però ho impostato Netflix in inglese e guardano sempre la tv in lingua originale. Come te confido nell’apprendimento passivo, basterà?

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