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Trasferirsi negli USA con bambini: il racconto di 2 mamme expat

Trasferirsi negli USA con bambini: il racconto di 2 mamme expat

on Ago 6, 2018 in Boston, Miami | 1 comment

Lucrezina

Avete mai pensato di trasferirvi negli Stati Uniti con i vostri piccoli? o quantomeno l’idea vi ha mai sfiorato? Vi siete mai chiesti se “facendo il grande passo” per i vostri figli sarebbe un’opportunità di crescita? io me lo sono chiesto diverse volte e, per questo, ho deciso di riversare tutti i miei dubbi su due mie care amiche che vivono negli Stati Uniti!

Chi mi segue sa che l’estate scorsa sono stata a Miami e poi a Boston e in ambedue le mete ho avuto modo di incontrare le mie 2 amiche mamme expat: a Miami Alice e a Boston Anna.

Alice: mamma expat a Miami

Trasferirsi negli USA con bambini

Foto di proprietà di Alice – Immagine soggetta a copyright

Alice ha lasciato il bel paese da diverso tempo: ha trascorso molti anni in oriente (tra Shangai e Hong Kong) e si è poi trasferita con il marito americano a Miami dal 2014. E’ stato proprio negli Stati Uniti che è nato il suo primo baby boy, a cui è seguita recentemente una brand new baby girl. Con la nascita del primo figlio si è dovuta quindi scontrare con le difficoltà di ambientamento in un nuovo paese e gli interrogativi sul fare la scelta giusta per il suo piccolo (la lingua da parlare, scuola sì o scuola no ecc.). Ecco perché ho deciso di farle alcune domande per rispondere alle curiosità di chi magari vorrebbe fare una scelta del genere o che semplicemente passano dalla testa (es. la mia!) di chi non ha in programma di trasferirsi, ma si chiede come facciano le mamme che, oltre a dover gestire le normali incombenze quotidiane, debbano risolvere problemi di ambientamento o comunque legati all’inserimento un paese diverso dal proprio.

Trasferirsi negli USA con bambini

Foto di proprietà di Alice – Immagine soggetta a copyright

  1. Dopo essere stata anni in Oriente ed essendo tu Italiana, credi che gli Stati Uniti siano il paese giusto dove far crescere i tuoi figli?

Miami è definita da molti la capitale del Sud America e certamente è ben diversa dal resto delle città statunitensi. Crescere un bambino qui significa dargli il dono del bilinguismo, inglese e spagnolo (nel mio caso anche l’italiano – quindi tre) e un’apertura mentale che il resto degli US probabilmente non offre. La temperatura è perfettamente stabile tutto l’anno, dando la possibilità di fare attività sportive o semplicemente giocare all’aperto in tutte le stagioni. Il livello di istruzione è abbastanza alto ed esiste una buona scelta di scuole. Quindi sì, sono contenta di crescere i miei bambini qui.

  1. Quali sono le maggiori difficoltà che hai dovuto affrontare in questi anni?
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Foto di proprietà di Alice – Immagine soggetta a copyright

Arrivare in un nuovo paese con un bambino di soli due mesi e un marito con più miglia di un pilota dell’Alitalia è stato molto difficile.

Quando ci si trasferisce, c’è sempre da considerare un periodo di ambientamento per capire la cultura e il sistema. Quando ci si trasferisce con un bambino e senza aiuto della famiglia o amici, non c’è tempo per adattarsi e ti senti scombussolata e persa. Sola immagino. Per fortuna Miami è molto internazionale e dopo 6 mesi – si, ho odiato questo posto per sei lunghi mesi – sono riuscita a trovare un gruppo di amiche a cui dopo 4 anni sono ancora molto legata. È stato difficile capire il sistema sanitario di primo impatto. Qui DEVI avere un’assicurazione altrimenti sei perso. Trovare tutti i dottori specializzati che ti piacciono ma inclusi nel network dell’assicurazione è stata un’impresa. In particolare mi riferisco al pediatra. Io ad esempio ne ho cambiati tre.

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Foto di proprietà di Alice – Immagine soggetta a copyright

  1. Quale lingua hai scelto sarà la principale per i tuoi figli? Il più grande ha avuto difficoltà sentendo parlare in 3 lingue diverse a cominciare a parlare correttamente?

L’inglese (aimè). Temo che non sarà una mia scelta ma il risultato spontaneo dovuto dal contesto. Giulio mi sente parlare sempre e solo italiano ma a scuola, al parco e durante le attività extra curriculum comunica in inglese.

Ha decisamente avuto difficoltà a iniziare a parlare tanto da portarmi a discutere il ritardo con una logopedista in Italia. Mi è stato spiegato che i bambini esposti a più lingue consecutivamente iniziano a comunicare più tardi e così è stato.

  1. Qual è secondo te il valore aggiunto di vivere a Miami per i tuoi bimbi e cosa ti perderesti se vivessi in Italia?
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Foto di proprietà di Alice – Immagine soggetta a copyright

Miami è una città molto internazionale, un mix di culture che spero aiuteranno i miei bambini a crescere con un’apertura mentale più sviluppata di chi vive in altri contesti. Il meteo è anche un punto a favore di questa bellissima parte degli Stati Uniti.

Il lato molto negativo è che questa città manca di storia e per me che vengo da Roma è decisamente un punto a sfavore. Le vacanze in Italia sono tutte focalizzate a riempire le tasche di storia.

  1. Rispetto alle scuole italiane cosa hanno di diverso quelle americane? Cosa in più e cosa in meno?

È difficile per me rispondere a questa domanda perché non ho punti di paragone con le scuole italiane oggigiorno.

Come nel resto del mondo, anche qui c’è una differenza grandissima tra scuole pubbliche e scuole private. In particolare nel numero di studenti per classe.

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Foto di proprietà di Alice – Immagine soggetta a copyright

La scuola dove va il mio bambino in particolare è privata nella zona di Brickell, distretto finanziario di Miami. Le insegnanti sono molto esigenti e spingono/stressano i bambini a livelli di apprendimento che a mio giudizio sono troppo avanzati per un bambino di 3 anni. La maestra d’italiano (si, studiano anche italiano oltre allo spagnolo e il francese) mi ha spiegato che il sistema educativo è molto diverso da quello in Italia e i bambini devono imparare a leggere e scrivere a 4 anni.

  1. Al parco giochi non esiste differenza di lingua e si gioca tutti insieme o, se non si conosce la lingua, anche i bimbi hanno difficoltà ad integrarsi?
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Foto di proprietà di Alice – Immagine soggetta a copyright

No, mai. Ho visto mio figlio giocare con bambini di tutte le parti del mondo senza nessuna difficoltà o restrizione. Quando non ci si capisce a parole si corre insieme, si gioca con l’acqua insieme e sempre si trova il modo di comunicare. È il meraviglioso mondo dei bambini, non esistono problemi di integrazione li.

  1. Torneresti in Italia?

In vacanza si.

  1. E’ vero che se si nasce in Italia alla fine il cibo italiano manca sempre o si riesce a convivere serenamente con la scarsa presenza di prodotti freschi italiani?

Ormai un buon pacco di pasta italiano si trova ovunque. Persino in Cina dove ho vissuto 13 anni. Personalmente non soffro questo problema.

  1. C’è qualche posto che vuoi assolutamente consigliare a Miami per chi ci va con i figli e che magari è meno noto?

Porterei i bambini a vedere una partita di baseball al Marlins Stadium, anche se non conoscono le regole: l’intrattenimento è sensazionale e a mio parere un’esperienza fantastica.

Colazione al Salty Donuts con passeggiata di rito a Wynwood: i donuts sono molto americani e questi in particolare sono buonissimi.

Un giro turistico di Miami sul galeone dei pirati in partenza tutti i giorni da Bayside, perché a chi non piacciono i pirati…

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Foto di proprietà di Alice – Immagine soggetta a copyright

  1. A livello di assicurazione sanitaria come ti trovi? Per chi viene consigli di fare un’assicurazione?

L’assicurazione sanitaria è assolutamente necessaria negli Stati Uniti. La prima domanda che ti viene rivolta appena aperta la porta di un dottore, un dentista, un chiropratico, una farmacia o un pronto soccorso è “quale assicurazione hai?”. La nostra assicurazione è offerta dalla società per cui lavora mio marito e siamo soddisfatti.

Si, consiglio sempre di fare assicurazione ai miei ospiti dall’estero.

Anna: mamma expat a Boston

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Foto di proprietà di Anna – Immagine soggetta a copyright

Ho voluto poi porre le stesse domande ad Anna: anche lei ha passato la vita viaggiando e spostandosi ma restando in Italia, dall’estate 2017 si è però trasferita con il marito e il figlio di allora 3 anni a Boston, seguendo la scelta e il sogno del marito di fare un master ad Harvard. Anna forse si è dovuta confrontare con difficoltà ancora più grosse ossia quelle di spostare il figlio vissuto già per 3 anni in Italia, e padrone dunque in gran parte della lingua, in un paese dove si parla una lingua diversa che lui non conosceva. Ho voluto ascoltare anche il parere di Anna per capire come è riuscita ad affrontare questo suo primo anno e se lo rifarebbe.

  1. Dimmi subito se dopo 1 anno a Boston lo rifaresti?

Sì lo rifarei! Cambridge, la città dove viviamo, nella c.d. Greater Boston area, è un piccolo gioiello, molto verde, pulita, family friendly, internazionale, ben servita dai mezzi pubblici, vicinissima all’oceano e a qualche ora dalla montagna.

  1. E’ stata dura all’inizio con la lingua?

Mio marito ed io l’inglese lo parlavamo già, nostro figlio invece no e per lui è stato un colpo durissimo: non riusciva ad interagire con i coetanei, non capiva quando noi adulti parlavamo con altri genitori, si sentiva un pesce fuor d’acqua, era arrabbiato, voleva tornare a casa, a Milano. Ci ha messo quattro mesi ad adattarsi alla nuova vita, ora che è passato quasi un anno non ha più nessuna difficoltà con la lingua.

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Foto di proprietà di Anna – Immagine soggetta a copyright

  1. E’ stata dura per te in quanto mamma affrontare le problematiche di un nuovo paese?

All’inizio sì, ogni paese ha la sua cultura, il suo modo di far funzionare le cose, le sue procedure, la sua burocrazia, etc. Un esempio fra tutti: nostro figlio si è ammalato subito, i primissimi giorni, il nostro aerosol italiano non funzionava nemmeno con adattatore di tensione, in US le farmacie non vendono aerosol. Siamo finiti in pronto soccorso per una cosa che in Italia avremmo gestito senza nemmeno andare dal medico.

  1. Come hai scelto di far passare il tempo a tuo figlio? Lo hai mandato a scuola o sei stata tu con lui?

Considerando che al momento non lavoro e che le preschool (l’equivalente della scuola materna italiana) sono molto care, lo abbiamo iscritto a scuola part time, solo 2 mattine e un pomeriggio alla settimana. Il resto del tempo è stato con me, abbiamo frequentato playgroup gestiti da associazioni di genitori affiliati all’università, organizzato play date con i suoi compagni di scuola, frequentato i musei della città utilizzando soprattutto i pass gratuiti o scontati forniti dalle biblioteche pubbliche, e gironzolato per Boston. Inoltre abbiamo sfruttato moltissimo la membership al Boston Children’s Museum, un vero salvavita nei mesi invernali.

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Foto di proprietà di Anna – Immagine soggetta a copyright

  1. Dopo 1 anno vedi tuo figlio diverso? Questa esperienza lo ha cambiato?

Molto diverso, in parte perché a questa età (sta per compiere 4 anni) i bambini cambiano moltissimo da un anno all’altro diventando sempre più consapevoli, in parte perché in un anno ha assorbito, oltre alla lingua, la cultura americana internazionale che si respira intorno ad un campus universitario, in cui la diversità, l’inclusione, la condivisione hanno grandissimo valore.

  1. Cosa offre di più Boston rispetto all’Italia? e l’Italia rispetto a Boston? Ma soprattutto sei sopravvissuta agli inverni gelidi di Boston?

Farei piuttosto il confronto tra Boston e Milano, la città da cui siamo partiti, che sono due grandi aree metropolitane. Boston batte Milano per l’attenzione al verde e il gran numero e il livello alto dei playground, Milano batte Boston per la qualità del cibo.

Trasferirsi negli USA con bambini

Foto di proprietà di Anna – Immagine soggetta a copyright

Agli inverni gelidi e soprattutto lunghi siamo sopravvissuti non facendoci scoraggiare: a parte le due/tre settimane in cui le temperature hanno toccato i -20 e siamo rimasti per lo più a casa, il resto dell’inverno, muniti di abbigliamento da pioggia, tute da neve e qualche volta persino di slittino, siamo usciti tutti i giorni, per andare in uno dei moltissimi playground nelle ore più “calde”, in una delle tante e bellissime biblioteche pubbliche, in qualche museo tra quelli più adatti ai bambini, a pattinare sul ghiaccio, persino in spiaggia, ben coperti, a giocare in riva all’oceano approfittando di qualche giornata particolarmente mite.

Trasferirsi negli USA con bambini

Foto di proprietà di Anna – Immagine soggetta a copyright

  1. C’è qualche posto che vuoi assolutamente consigliare a Boston per chi ci va con i figli e che magari è meno noto?

Il Museum of Science adatto a tutte le età. Dopo la visita al museo, dall’altra parte della strada andate a visitare il North Point Park un parco con due grandi playground, uno spray park ed uno skate park (per quelli che come mio figlio portano il monopattino anche in vacanza). Un consiglio: in estate portate sempre il costume o un cambio per i vostri bambini perché in quasi tutti i playground troverete giochi d’acqua.

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Foto di proprietà di Anna – Immagine soggetta a copyright

Se invece volete fuggire per qualche ora dalla città vi consiglio due mete facilmente raggiungibili in metropolitana. La prima è Revere Beach dove potrete raccogliere conchiglie sulla spiaggia e magari fare un tuffo nell’Oceano Atlantico. Il panorama non è mozzafiato ma l’acqua è bassa, quindi adatta ai bambini. Tenete a mente che si tratta di oceano quindi l’acqua è più fredda dei nostri mari italiani. La fermata migliore per raggiungere Revere Beach è Wonderland sulla linea blu. La seconda è l’Arnold Arboretum un polmone verde dove si passeggia tra centinaia di alberi e piante diversi, e dove in primavera è possibile ammirarne la fioritura. Vi scorre anche un piccolo torrente che è sempre una grande attrazione per i bambini. La fermata migliore per raggiungere l’arboretum è Forest Hills sulla linea arancione.

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Foto di proprietà di Anna – Immagine soggetta a copyright

  1. A livello di assicurazione sanitaria come ti trovi? Per chi viene consigli di fare un’assicurazione?

Abbiamo investito in una buona assicurazione e questo ci ha permesso di rivolgerci dal medico senza pensieri ogni volta che ne abbiamo avuto bisogno. Anche prima di trasferirci qui, quando abbiamo viaggiato negli Stati Uniti con nostro figlio abbiamo investito in una assicurazione di viaggio. Penso che sia un investimento utilissimo, di quelli che in caso di bisogno semplificano di molto la vita.

Io per l’assicurazione di viaggio, in ambedue le mete, ho scelto una polizza sul sito Assicurazione Viaggio, lo conoscete? Io mi sono trovata molto bene, potrete scegliere tra diversi prodotti in base al tipo di soggiorno e al budget a disposizione. Insomma, tante opzioni per una vacanza tranquilla e senza pensieri!

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Foto di proprietà di Anna – Immagine soggetta a copyright

Anna e Alice: le trovate su Instagram

Se volete seguire le vicende di Alice e del suo piccolo Giulio a Miami, sognando con le loro foto, li trovate qui:

Profilo Instagram di Alice

Se invece siete rimasti incantati dall’anima green e dai playground di Boston, oltre che dalla storia di Anna e del suo piccolo ecco dove li trovate:

Profilo Instagram di Anna

[Post in collaborazione con Assicurazione Viaggio]

    1 Comment

  1. I bambini sono più elastici dei genitori di sicuro. Io con un inglese non perfetto mi sono ritrovata a dover comunicare con insegnanti e dottori. Dopo anni ho ormai una certa abitudine nelle cose, ma affrontare il bilinguismo dei piccoli e anche abitudini e mentalità totalmente diverse a quelle cui eri abituata non è cosa semplice.
    Valerio adora la sua scuola inglese. Non riesce ancora a parlare bene e ci hanno prospettato anche la necessità di un logopedista. Se i dottori lo consiglieranno seguirò questa via ma dentro so che il mio nano ha solo bisogno di tempo e attenzioni. Insomma qui non si può stare dietro solo ai compiti del figliolo,dalle elementari bisogna buttarsi al massimo in tutto fin da subito per facilitargli l’esistenza. Che lingua sceglierà non lo so: noi siamo entrambi italiani, la scuola è inglese e ci troviamo a Praga… il tempo lo dirà :-p In bocca al lupo a tutte le mamme expat

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